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Al di là della finezza delle analisi politiche di Paola Taverna, per le quali rinvio al pezzo di Giovanna Vitale su “Repubblica”, prosegue l’interessante e decisamente più elevato dibattito tra i costituzionalisti con voci diverse.
A me sembrano dirimenti due aspetti, oltre al dato testuale per cui non ci può essere coercizione nella firma del Presidente della Repubblica sulla nomina dei ministri dell’ormai noto articolo 92.
Il primo lo segnala di nuovo Marco Olivetti su “Avvenire” (il giornale che difende più intransigentemente il Capo dello Stato insieme all’associazionismo cattolico oggi più piccolo, ma comunque molecolare, e in questo caso straordinariamente quasi unanime): l’edificio costituzionale poggia su una base materiale, nella quale è diventato sempre più forte e indissolubile il legame con le altre democrazia occidentali consolidate. Pensare di reciderlo surrettiziamente non è affatto uno scherzo. Ovviamente a questo primo ragionamento generale si può opporre (come si fa da parte di alcuni) una replica: il Presidente non è disarmato, può dare il via libera a una nomina e poi fronteggiare quei rischi con l’uso dei suoi poteri, dalla mancata autorizzazione ai disegni di legge, al rinvio delle leggi e così via.
Questa replica copre una parte dei problemi, ad esempio copre il problema dei rapporti della Lega col partito Russia Unita di Putin, sia quelli sicuri che sono formalizzati in un patto sia quelli eventuali e segreti, che sono tutti certamente arginabili con quegli strumenti.
Il punto è però che non copre affatto il cosiddetto piano B di Savona per l’uscita dall’euro, di cui oggi ci parlano di nuovo sia il neo-oppositore Massimo Franco sul Corsera sia Oscar Giannino su Panorama. Qui entra appunto in gioco il secondo aspetto, il cosiddetto meccanismo delle reazioni anticipate. Se al Ministero dell’Economia viene nominato qualcuno che ha già elaborato un noto meccanismo di uscita dall’euro tutti gli operatori politici ed economici si comporteranno da subito come se quel Paese fosse già uscito. Qui, e non in una differenza di visioni politiche, sta la ragione del rifiuto del Presidente Mattarella della nomina del professor Savona, le cui scelte non sarebbero state arginabili dopo. Il diritto costituzionale e il Presidente che applica la Costituzione devono o no tenere in conto il meccanismo delle reazioni anticipate quando esso sia ragionevolmente fondato? Secondo me sì.

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