In Diario

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

RELAZIONE DI MINORANZA DELLA 12ª COMMISSIONE PERMANENTE

(IGIENE E SANITA` )

(Relatori TONINI, BETTONI BRANDANI, CARELLA, D’AMICO,

DI GIROLAMO, FRANCO Vittoria, MASCIONI e VIVIANI)

Comunicata alla Presidenza il 19 settembre 2003

SUL

DISEGNO DI LEGGE

Norme in materia di procreazione medicalmente assistita (n. 1514)

approvato dalla Camera dei deputati il 18 giugno 2002 in un testo risultante

dall’unificazione dei disegni di legge

d’iniziativa dei deputati GIORGETTI Giancarlo (47); CE` , BALLAMAN, BRICOLO,

CAPARINI, DIDONE` , DUSSIN Guido, DUSSIN Luciano, ERCOLE, FONTANINI,

GALLI Dario, GIORGETTI Giancarlo, GIBELLI, LUSSANA, MARTINELLI,

MARTINI Francesca, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, ROSSI Guido, ROSSI Sergio,

STUCCHI e VASCON (147); BURANI PROCACCINI (156); CIMA (195);

MUSSOLINI (406); MOLINARI (562); LUCCHESE, BARBIERI Emerenzio,

BIANCHI Dorina, D’ALIA, DRAGO Giuseppe, GIANNI Giuseppe, LIOTTA,

MAZZONI e TUCCI (639); MARTINAT, BONO, MANCUSO Gianni e

MAZZOCCHI (676); NAPOLI Angela (762); SERENA (1021); COSSUTTA Maura,

PISTONE e BELLILLO (1775); BOLOGNESI e BATTAGLIA (1869); PALUMBO,

MORONI, BAIAMONTE e STAGNO d’ALCONTRES (2042); DEIANA, VALPIANA,

DE SIMONE Titti e MASCIA (2162); PATRIA e CROSETTO (2465); DI

TEODORO (2492)

(V. Stampati Camera nn. 47, 147, 156, 195, 406, 562, 639, 676,

762, 1021, 1775, 1869, 2042, 2162, 2465 e 2492)

Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza

il 19 giugno 2002

TIPOGRAFIA DEL SENATO (1500)

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

E SUI

DISEGNI DI LEGGE

Disciplina della ricerca e della sperimentazione biogenetica e istituzione

di una Commissione parlamentare sulla bioetica (n. 58)

d’iniziativa dei senatori EUFEMI, CUTRUFO, CICCANTI, MELELEO, RONCONI,

GABURRO, ZANOLETTI e BOREA

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 1º GIUGNO 2001

Norme in materia di procreazione assistita (n. 112)

d’iniziativa del senatore TOMASSINI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 6 GIUGNO 2001

Tutela degli embrioni (n. 197)

d’iniziativa del senatore ASCIUTTI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 12 GIUGNO 2001

Norme per la tutela dell’embrione e la dignita` della procreazione assistita

(n. 282)

d’iniziativa dei senatori PEDRIZZI, PONTONE, BONATESTA, LAURO, PASTORE,

PELLICINI, DANIELI Paolo, CURTO, SERVELLO, DE CORATO, PACE,

PALOMBO e RAGNO

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 21 GIUGNO 2001

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 2 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

Modifiche all’articolo 235 e all’articolo 263 del codice civile in tema di

disconoscimento di paternita` in relazione alla procreazione medico-assistita

(n. 501)

d’iniziativa dei senatori CALVI, PAGANO, BETTONI BRANDANI, FRANCO Vittoria,

ACCIARINI e BONFIETTI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 19 LUGLIO 2001

Disposizioni in materia di fecondazione medicalmente assistita (n. 961)

d’iniziativa del senatore RONCONI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 12 DICEMBRE 2001

Norme in tema di procreazione assistita (n. 1264)

d’iniziativa dei senatori ALBERTI CASELLATI, CARRARA, COMINCIOLI,

PICCIONI, SCOTTI, FABBRI e PESSINA

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 20 MARZO 2002

Norme in materia di procreazione assistita (n. 1313)

d’iniziativa dei senatori TREDESE, TOMASSINI, FABBRI, SALINI, FASOLINO

e MAGRI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 9 APRILE 2002

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 3 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

Norme sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita (n. 1521)

d’iniziativa dei senatori FRANCO Vittoria, BETTONI BRANDANI, ACCIARINI,

BATTAFARANO, BONFIETTI, BRUNALE, BRUTTI Massimo, CALVI, DE

ZULUETA, DI GIROLAMO, DI SIENA, MACONI, MANIERI, MASCIONI,

MORANDO, PAGANO, PILONI, ROTONDO, STANISCI e TURCI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 20 GIUGNO 2002

Norme in materia di clonazione terapeutica e di procreazione medicalmente

assistita (n. 1715)

d’iniziativa dei senatori D’AMICO, DEL PENNINO, DEBENEDETTI e IANNUZZI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 18 SETTEMBRE 2002

Norme in materia di procreazione medicalmente assistita (n. 1837)

d’iniziativa dei senatori TONINI, BRUNALE, CAMBURSANO, CARELLA, CREMA,

FASSONE, LABELLARTE, MANIERI, MASCIONI, MURINEDDU, PIATTI, VICINI

e VIVIANI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 19 NOVEMBRE 2002

Norme in materia di procreazione medicalmente assistita (n. 2004)

d’iniziativa dei senatori GABURRO, BERGAMO, BOREA, CUTRUFO, DANZI,

EUFEMI, FORTE, GUBERT, IERVOLINO, MAFFIOLI, MONCADA LO GIUDICE

di MONFORTE, SUDANO, TAROLLI, TREMATERRA, TUNIS e ZANOLETTI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 12 FEBBRAIO 2003

dei quali la Commissione propone l’assorbimento

nel disegno di legge n. 1514

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 4 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 5 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

Onorevoli Senatori. – La necessita` e l’urgenza

di un intervento legislativo in materia

di procreazione medicalmente assistita e`, in

quest’Aula, largamente condivisa.

Diffusa, anche se non unanime, e` la preoccupazione

suscitata da quello che Ju¨rgen Habermas

ha definito «lo scivolamento in una

genetica liberale, vale a dire una genetica regolata

dalla legge della domanda e dell’offerta

». Parimenti condivisa e` la tesi del

grande filosofo tedesco, per la quale i limiti

del possibile ricorso agli strumenti della genetica

debbano essere definiti «in maniera

autonoma, a partire da considerazioni normative

che rientrano nella formazione democratica

della volonta`» e non «in maniera arbitraria,

a partire da preferenze soggettive che si

soddisfano attraverso il mercato».

L’ingegneria genetica ha infatti a che fare

con la natura umana e col complesso rapporto

tra natura e cultura: un rapporto che incide

sull’identita` e il destino, non solo di ciascuna

persona, ma anche, radicalmente, del

genere umano come tale. Si tratta, come e`

evidente, di un ambito della decisione che

non puo` essere affidato alla casualita` del

mercato, ma deve vedere il responsabile protagonismo

della politica. Certo, una politica

consapevole dei propri limiti, una politica

che non ignori che la formazione democratica

della volonta` e`, in un campo come

quello bioetico, operazione particolarmente

complessa.

Come scrive Ulrich Beck, il sociologo che

ha descritto la nostra come la societa` del rischio,

«le decisioni che abbiamo preso in

passato in materia di energia nucleare e

quelle attuali in merito allo sfruttamento dell’ingegneria

e della manipolazione genetica,

della nanotecnologia, dell’informatica e cosı`

via scatenano conseguenze imprevedibili, incontrollabili

e addirittura incomunicabili, che

minacciano la vita sul nostro pianeta […] la

nostra stessa lingua non e` in grado di informare

le generazioni future sui pericoli che

abbiamo disseminato nel mondo a causa

dello sfruttamento di alcune tecnologie».

Dunque noi viviamo nella paradossale

condizione per la quale, da un lato, la radicalita`

dei mutamenti che il progresso scientifico

sta producendo nella biosfera reclama

l’intervento normativo della politica, che

non puo` delegare decisioni strategiche sul futuro

del genere umano alla interazione spontanea

tra la scienza e il mercato; ma, dall’altro,

proprio la complessita` e la potenza dell’interazione

tra la logica della scoperta

scientifica e il calcolo degli interessi economici

scopre la politica in una condizione di

inedita debolezza: dalla quale essa puo` sperare

di uscire solo assumendo un punto di vista,

almeno tendenzialmente “globale” e

quanto meno formulato su una scala assai

piu` vasta di quella meramente nazionale; e

solo ponendosi in atteggiamento di dialogo

e di ascolto con la mobile costellazione delle

molteplici sensibilita` culturali e morali presenti

nelle societa` contemporanee.

Entrambe queste attenzioni sono mancate,

in questi anni, alla politica italiana nel delicato

settore bioetico. Non a caso, l’Italia e`

ancora uno dei pochi Paesi europei privi di

una organica disciplina in materia di procreazione

medicalmente assistita.

Se nel nostro Paese l’esercizio dei nuovi

margini decisionali in campo genetico e` ancora

affidato all’arbitrio delle preferenze

soggettive soddisfatte attraverso il mercato,

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 6 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

anziche´ all’autonomia della formazione democratica

della volonta`, e` anche perche´ la

complessita` di questa materia deve fare i

conti non solo con la realta` di un ampio pluralismo

di visioni etiche, ma anche con la

mancanza di una consolidata tradizione di

convivenza dialogica tra di esse.

E un intervento legislativo che voglia risultare

possibile ed efficace, in un ambito

delicato e sensibile come quello che concerne

la sfera della trasmissione della vita

umana, non puo` scaturire dall’imporsi di

una visione etica su altre, ma deve emergere

dalla ricerca onesta e coraggiosa di una mediazione

«alta», nella quale si p
ossa riconoscere,

almeno parzialmente, il piu` ampio

spettro di posizioni e di visioni culturali e

morali.

Una mediazione alta e` innanzitutto una

mediazione consapevole della portata globale

delle questioni in gioco e dunque della necessita`

di stabilire una sintonia comunicativa,

certamente attiva e non solo passiva, con gli

indirizzi emergenti almeno nei Paesi a noi

piu` vicini, a cominciare da quelli europei.

Nessuna soluzione politico-legislativa sara`

tale se adottata in solitudine, o addirittura

in contraddizione con l’orientamento prevalente

in Europa.

Una mediazione alta presuppone altresı`

l’accettazione da parte di tutti della coessenzialita`

di liberta` e responsabilita`. Non puo`

esserci vera liberta` se non nella disponibilita`

a rispondere di essa; cosı` come non c’e` risposta

etica se non nell’esercizio della liberta`.

A questo binomio liberta`-responsabilita`

deve ispirarsi la relazione comunicativa

tra la politica, nella sua cogente dimensione

legislativa, e il mondo vitale degli individui,

delle coppie, delle famiglie. Nella consapevolezza

che la politica vedrebbe fallire il

suo compito se i mondi vitali dovessero avvertirla

non come esercizio associato di un

piu` alto livello di autonomia, ma come imposizione

arbitraria, compressione irragionevole

di diritti che meglio potrebbero essere esercitati

in solitudine, sul mercato.

Una mediazione alta presuppone quindi lo

sforzo di distinguere, sulla base dell’affermazione

del limite della politica, tra le questioni

e gli aspetti che e` possibile e anzi necessario

normare per via legislativa e quelli che e`

preferibile affidare alla azione regolativa

che deriva, per via dialogica, dalla maturazione

di una coscienza etica collettiva.

Una mediazione alta implica pertanto anche

la consapevolezza che nessuna visione

etica puo` pretendere di riconoscersi appieno

nella definizione legislativa, la quale non

puo` peraltro pensarsi come eticamente neutrale

o indifferente, ma deve sottomettersi

al principio di saggezza secondo il quale

gli strumenti giuridici, proprio in quanto

piu` forti e cogenti, devono essere utilizzati,

in una sfera particolarmente sensibile come

quella bioetica (nella quale il diritto ha a

che fare da un lato con la sfera piu` intima

delle persone, dall’altro con la liberta` della

ricerca scientifica e le professionalita` in

campo medico), con una circospezione, una

prudenza, una delicatezza, del tutto speciali.

In particolare, la presenza di uno scarto insuperabile

tra etica e diritto, assieme alla necessita`

di evitare una distonia troppo acuta

tra la norma di legge e il senso morale comune,

suggerisce di procedere, nel legiferare,

ricercando il punto di equilibrio sostenibile

tra accompagnamento e orientamento, da

parte della legislazione, dell’ethos collettivo.

Questa visione puo` ispirare una normativa

che definisca come illeciti comportamenti

estremi, frutto di una visione per comune

sentire colta nella sua dimensione radicalmente

individualistica, regolando invece,

come non illeciti, anche comportamenti rientranti

in una sfera di problematicita` etica e

rispetto ai quali e` preferibile la via della

norma di indirizzo, rispetto a quella perentoria.

In questo modo, la produzione legislativa

puo` favorire una evoluzione, nel senso dell’esercizio

consapevole e responsabile della

liberta`, da parte del costume collettivo, senza

porre la legge positiva a illusorio strumento

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 7 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

di imposizione di una legge morale non avvertita

come tale da strati ampi della societa`.

La larga condivisione, in materie come

questa, della soluzione normativa innanzitutto

nella comunita` scientifica e tra gli operatori

sanitari e` del resto fattore di successo

non secondario della legge stessa, sia sotto

il profilo della sua efficacia tecnica (ad

esempio la praticabilita` del suo impianto sanzionatorio),

sia sotto il profilo della sua capacita`

di influenzare positivamente il costume

morale collettivo.

L’intervento legislativo in campo bioetico

deve pertanto ricercare, senza mai perdere

il riferimento al piu` ampio quadro legislativo

almeno europeo, un punto di incontro tra le

diverse visioni e un punto di equilibrio nella

tutela di valori talora in relazione di reciproca

contraddizione: il diritto alla salute,

che include anche il diritto alla cura della

sterilita`, insieme al diritto-dovere di prevenire,

ove possibile, la trasmissione di malattie

per via genetica; il riconoscimento della

responsabile liberta` della coppia come soggetto

della procreazione; il principio di precauzione

circa gli effetti biologici, psicologici

e sociali del ricorso alle tecniche di fecondazione

assistita; il riconoscimento non

della «personalita` giuridica», che e` forzatura

irragionevole, ma certamente della «dignita`

umana» dell’embrione; la tutela dei diritti

del nascituro e del nato da procreazione assistita.

La domanda che dobbiamo porci e` a questo

punto se il testo licenziato dalla Camera

dei deputati, e ora sottoposto alla valutazione

dell’Aula del Senato, risponda pienamente, o

comunque in modo soddisfacente, alla complessita`

delle esigenze fin qui esposte, o se

invece esso richieda, da parte del Senato,

un intervento emendativo.

La 12ª Commissione ha rivolto questa domanda,

un anno fa, ad una lunga lista di interlocutori,

le cui valutazioni ha ritenuto meritevole

ascoltare, per la loro autorevolezza,

vuoi nel campo scientifico e medico, vuoi

in quello giuridico o filosofico, vuoi in

quello dell’esperienza vissuta come persone,

coppie, famiglie, bisognose dell’assistenza

medica per la procreazione.

L’attenzione e la disponibilita` con le quali

la Commissione e il suo Presidente, il senatore

Tomassini, hanno svolto tra la fine del

2002 e l’inizio del 2003 questo intenso e

fitto programma di audizioni, hanno onorato

l’alta funzione costituzionale del Senato

della Repubblica.

La risposta di gran lunga prevalente,

emersa dalle numerose e accurate audizioni,

nella maggior parte dei casi affidata a documenti

scritti conservati agli atti della Commissione,

oltre che ad esposizioni orali e al

dialogo diretto con i senatori, e` stata un giudizio

variamente critico nei confronti del testo

in esame e la richiesta di numerose modifiche,

alcune delle quali considerate indispensabili.

Cinque sono in particolare i punti critici

del testo in esame, come emerso dalle audizioni

della 12ª Commissione.

Il primo punto critico e` il divieto di utilizzo

delle tecniche di fecondazione medicalmente

assistita per la prevenzione delle malattie

trasmesse per via genetica. Si tratta di

una pratica assai diffusa nel nostro Paese –

in particolare in Sardegna, dove la percentuale

di portatori sani di talassemia e` particolarmente

alta (13 per cento, pari a 250.000

persone, in Italia i portatori sani sono oltre

3 milioni) – e che consiste nella produzione

in vitro di piu` embrioni, mediante l’utilizzo

di materiale genetico interno alla coppia malata

o portatrice sana della malattia genetica,

e nell’impianto nell’utero della madre di un

embrione sano, selezionato attraverso la diagnosi

preimpianto. Si tratta, come e` evidente,

di una tecnica che comporta distruzione di

embrioni e come tale e` eticamente controversa.

E tuttavia, non e` possibile ignorare

che il divieto di ricorrere alla fecondazione

assistita con diagnosi preimpianto e selezione

embrionaria finirebbe per indurre le coppie

affette o portatrici sane di malattie genetiche

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 8 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

o a rivolgersi a strutture di altri Paesi, o a

fare ricorso all’aborto terapeutico.

Nella memoria consegnata alla 12ª Commissione,

il presidente regionale della «Associazione

sarda talassemici», Giorgio Vargiu,

ricorda che «dal 1977, anno della prima diagnosi

prenatale di b-talassemia in Europa

(eseguita a Cagliari), ad oggi, sono state eseguite

oltre 6.000 diagnosi prenatali per b-talassemia

e purtroppo di queste ben 1.502 (il

25 per cento) hanno dato esito di feto malato

e tutti, eccetto 18, sono stati abortiti terapeuticamente

dalle coppie su loro libera scelta

dopo la decima settimana di gravidanza».

Proprio per ridurre il ricorso all’aborto,

come ha relazionato alla 12ª Commissione

il dottor Giovanni Monni, dell’Ospedale regionale

per le microcitemie di Cagliari, centro

di riferimento dell’Organizzazione Mondiale

della Sanita` per la prevenzione, diagnosi

e terapia delle anemie ereditarie, sono

state sperimentate con esiti incoraggianti le

tecniche di fecondazione assistita con diagnosi

preimpianto, tecniche che il testo di

legge, come approvato dalla Camera dei deputati,

renderebbe illegali. «L’approvazione

di tale legge – scrive il dottor Monni nella

nota consegnata alla 12ª Commissione – limiterebbe

la liberta` della coppia e la possibilita`

di usufruire di metodiche diagnostiche

innovative e precoci per individuare gli embrioni

sani evitando l’aborto terapeutico».

A sua volta, il professor Carlo Flamigni,

nella nota trasmessa dopo l’audizione alla

12ª Commissione, conclude che con il testo

approvato alla Camera, «si e` […] scelto di

bloccare la strada della diagnosi genetica

preimpiantatoria, sapendo che comunque esiste

sempre quella della diagnosi prenatale,

cioe` dell’aborto». Nel mondo, ricorda Flamigni,

solo quattro Paesi – Argentina, Austria,

Svizzera e Taiwan – proibiscono la diagnosi

genetica preimpiantatoria: «sembra dunque

[…] – conclude Flamigni – che la maggior

parte delle persone distingua, dal punto di vista

morale, tra il dover interrompere una gravidanza

dopo aver diagnosticato la presenza,

nel feto, di una grave malattia genetica, e la

possibilita` di non trasferire un embrione affetto

dalla stessa malattia».

Naturalmente, la posiz
ione di Flamigni,

che sembra considerare eticamente preferibile

la soppressione di embrioni malati prima

dell’impianto rispetto all’aborto terapeutico

che interrompe l’esistenza di feti dopo la decima

settimana di gravidanza, puo` non essere

condivisa da chi consideri sacra e inviolabile

l’esistenza dell’embrione dal momento del

concepimento.

Il grande filosofo Jacques Maritain scriveva

nel 1967 che «uccidere un essere che

possiede virtualmente (realmente-virtualmente)

la natura umana ed e` fatto per essere

uomo, e` evidentemente lo stesso delitto che

uccidere un uomo». Ma cio` non impediva a

Maritain di cogliere la dinamica evolutiva

tra l’embrione, il feto e il nato: «Ammettere

che il feto umano, dall’istante della sua concezione,

riceva l’anima intellettiva – scrive

nello stesso testo – quando la materia non

e` ancora in nulla disposta a questo riguardo,

e` ai miei occhi un’assurdita` filosofica. E`

tanto assurdo quanto chiamare bebe` un ovulo

fecondato. Significa misconoscere completamente

il movimento evolutivo, che viene in

realta` considerato un semplice movimento

di aumento o di crescita».

Il testo in esame sembra non solo misconoscere,

ma addirittura capovolgere il movimento

evolutivo di cui parla Maritain: lo fa

attraverso la paradossale previsione di un divieto

assoluto di soppressione dell’embrione

prodotto in vitro, formulata contestualmente

alla riaffermazione della liceita` dell’aborto.

Il comma 1 dell’articolo 14 recita infatti testualmente:

«E` vietata la crioconservazione

e la soppressione degli embrioni, fermo restando

quanto previsto dalla legge 22 maggio

1978, n. 194».

Sulla base di questo testo, nell’ordinamento

giuridico italiano l’embrione sarebbe

«persona» in provetta e «cosa» nell’utero

materno; sacro e inviolabile allo stadio di

ovulo fecondato visibile solo al microscopio

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 9 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

e privo dell’ambiente materno che gli e` indispensabile

per venire al mondo; e invece in

balı`a del principio di autodeterminazione

della donna una volta raggiunto lo stadio fetale.

Si tratta di un articolo che e` impossibile

definire sia laico che cattolico, sia di destra

che di sinistra. Appare piuttosto come una

norma illogica, cosı` come e` illogico considerare

l’aborto al terzo mese un male minore

rispetto alla selezione embrionaria precoce.

Una norma illogica, risultato di un compromesso

sbagliato, perche´ frutto non della

ricerca di un punto di convergenza realistico

tra visioni etiche e culturali diverse, ma piuttosto

della mera giustapposizione di norme

contraddittorie tra loro, perche´ espressione

di visioni opposte.

L’obiettivo «ideologico» del testo in

esame e` evidente al comma 1 dell’articolo

1, ove si afferma che la presente legge «assicura

i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso

il concepito». Il concepito diviene soggetto

di diritti, quindi – almeno implicitamente

– persona. Una forzatura ideologica,

tutt’altro che necessaria ai fini di una regolamentazione

anche rigorosa, perfino restrittiva,

della procreazione medicalmente assistita.

Una forzatura alla quale sarebbe di

gran lunga preferibile sostituire il doveroso

richiamo, proposto in audizione alla 12ª

Commissione dal costituzionalista Augusto

Barbera, alla «dignita` dell’embrione, non

quale persona ma quale “progetto di vita”».

Una forzatura, peraltro, quella dell’articolo

l del testo in esame, che parve voler mettere

in dubbio la legge sull’aborto, con grave rischio

per la tenuta del consenso in Parlamento

e nel Paese. La forzatura e` stata allora

«sterilizzata», nel corso dell’iter alla Camera,

con quel «fermo restando quanto previsto

dalla legge 22 maggio 1978, n. 194».

Una sorta di «qui lo dico e qui lo nego»,

che produce il paradosso della tutela decrescente

tra lo stadio embrionale in vitro e

quello fetale in utero.

E produce anche un secondo punto critico

del testo, una vera e propria aporia, evidenziata

come tale dallo stesso parere della 12ª

Commissione del Senato. Al comma 3 dell’articolo

6, il testo prevede che la volonta`

di accedere alle tecniche di fecondazione assistita

possa essere revocata da ciascuno dei

due soggetti della coppia solo «fino al momento

della fecondazione dell’ovulo».

La ratio della norma e` chiara, coerente col

divieto di soppressione e anche di crioconservazione

dell’embrione e conseguente all’implicito

riconoscimento dello status di

persona all’embrione stesso. E tuttavia la

norma, oltre ad essere in contrasto con la recente

Convenzione di Oviedo, ratificata ai

sensi della legge 28 marzo 2001, n. 145,

che all’articolo 5 esplicitamente afferma

che «la persona interessata (ad un trattamento

sanitario) puo`, in qualsiasi momento,

ritirare liberamente il proprio consenso», rischia

di essere inapplicabile, nel caso in cui

la donna effettivamente revochi il suo consenso

all’impianto in utero dell’ovulo fecondato.

In quel caso, il medico non potrebbe ne´

sopprimere ne´ congelare l’embrione, pena

l’incorrere in pesanti sanzioni; ma non potrebbe

neppure sottoporre la donna a trattamento

sanitario obbligatorio, esplicitamente

vietato dall’articolo 32 della Costituzione.

Come ha scritto nella nota consegnata durante

l’audizione alla 12ª Commissione il

professor Stefano Rodota`, interpretando questa

norma alla luce di quanto previsto dal

comma 5 dell’articolo 14 che prevede il diritto

degli interessati di essere informati

«sullo stato di salute degli embrioni prodotti

e da trasferire nell’utero», si dovrebbe concludere

«che la donna […] sarebbe obbligata

ad accettare il trasferimento nell’utero anche

nel caso in cui vi sarebbe certezza della nascita

di una persona con gravi malformazioni.

[…] A questo obbligo, tuttavia, si accompagnerebbe

poi il diritto di ricorrere

alla interruzione della gravidanza, dando

cosı` vita ad una situazione giuridicamente

ed eticamente paradossale e preoccupante».

Un terzo punto critico, denunciato da

quasi tutti i medici intervenuti nel corso

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 10 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

delle audizioni in 12ª Commissione, e` quanto

previsto dal comma 2 dell’articolo 14, per il

quale le tecniche di fecondazione assistita

«non devono creare un numero di embrioni

superiore a quello strettamente necessario

ad un unico e contemporaneo impianto, comunque

non superiore a tre». Il fine dichiarato

di questa norma e` quello di evitare la

produzione di embrioni cosiddetti «soprannumerari

» e quindi di rimuovere alla radice la

controversa questione, di indubbia problematicita`

etica, sulla destinazione degli stessi.

Tuttavia, a giudizio pressoche´ unanime degli

auditi dalla 12ª Commissione, tra i quali

il dottor Luca Gianaroli, direttore scientifico

della Societa` italiana di studi di medicina

della riproduzione e membro della task-force

dell’Organizzazione Mondiale della Sanita`

per la medicina della riproduzione, con questa

norma «il legislatore italiano imporrebbe

al medico l’obbligo di utilizzare una metodologia

non solo non ottimale, ma addirittura

tale da essere contraria alla deontologia e all’etica

medica». Se venisse introdotto, come

proposto dal testo in esame, il divieto di produrre

embrioni potenzialmente soprannumerari

e l’obbligo di impiantare subito tutti e

tre gli embrioni prodotti, afferma ancora il

dottor Gianaroli, si avrebbe «la notevole diminuzione

delle percentuali di successo del

trattamento» e «in media, ogni donna dovrebbe

triplicare i cicli di procreazione medicalmente

assistita, e quindi i suddetti rischi

ovvero disagi, per ottenere le stesse percentuali

di gravidanza».

Tra i rischi l’iperstimolazione ovarica e, all’opposto,

la gravidanza plurigemellare con

grave pericolo di malformazioni. Tra i disagi,

lo stress fisico e psichico, la frustrazione, il

tempo perso, la lievitazione dei costi.

«In qualunque altro campo della medicina

o della chirurgia – rileva nella sua nota presentata

alla 12ª Commissione il Segretario

generale della Federazione internazionale di

ginecologia ed ostetricia, professor Giuseppe

Benagiano – una simile pratica sarebbe passibile

di denuncia all’autorita` giudiziaria per

quella che tutti ormai chiamiamo in inglese

malpractice e che in italiano viene colloquialmente

denominata malasanita`».

Tutto cio`, comunque, avverrebbe «solo in

Italia», fa notare il professor Flamigni: «perche

´ in tutti gli altri Paesi il congelamento degli

embrioni e` consentito (visto che Austria e

Germania, che l’avevano proibito, autorizzano

la crioconservazione degli zigoti allo

stadio pre-singamico). Personalmente – osserva

conclusivamente Flamigni – conto

molto sulla possibilita` di sostituire il congelamento

degli embrioni con quello degli ovociti:

ma questo vuol dire sperimentazione e

tempo, e sarebbe s
tata opportuna una fase

di transizione».

Il quarto punto critico e` il divieto assoluto

di ricorrere alla procreazione medicalmente

assistita di tipo eterologo (comma 3 dell’articolo

4), ossia effettuata con materiale genetico

esterno alla coppia.

La principale motivazione addotta a sostegno

del divieto, quella del diritto del nascituro

ad un quadro parentale che veda l’identificazione

tra la dimensione biologica e

quella giuridica della genitorialita`, appare di

incerta sostenibilita` giuridica, posto che risulta

difficile affermare diritti precedenti l’esistenza

stessa di un individuo, nonche´ di

controversa fondazione filosofica, in ogni

caso contraddittoria con il principio del limite

della politica e del suo principale strumento,

il diritto. Un limite che non puo` essere

dilatato fino a penetrare il territorio misterioso

delle ragioni che motivano la procreazione

e che rendono una vita umana degna

di essere vissuta. L’argomento dell’interesse

del «concetturo» acquisterebbe senso

solo in presenza di dati di fatto che evidenzino

forme di sofferenza o quanto meno di

disagio nell’ambito dell’ormai popolosa comunita`

dei nati da fecondazione eterologa.

E invece, dopo decenni di ricorso su vasta

scala alle pratiche di fecondazione assistita

eterologa, nessuna ricerca empirica ha potuto

mettere in evidenza danni o anche solo problemi

apprezzabili, vuoi di natura fisiologica,

Atti parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 11 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

vuoi di natura psicologica, a carico dei nati

mediante il ricorso a tali tecniche.

Il divieto assoluto, senza eccezione alcuna,

in presenza di una larga e legalissima diffusione

nel mondo delle tecniche di fecondazione

eterologa, rischia di produrre, come

ha rilevato Rodota`, «effetti discriminatori,

poiche´ al turismo procreativo potranno ricorrere

soltanto coloro i quali dispongono dei

necessari mezzi finanziari». Inoltre, osserva

sempre Rodota`, «la richiesta di interventi

con gameti di donatori, statisticamente documentata

puo` far nascere fenomeni di false attestazioni

sulla provenienza dei gameti o addirittura

di mercato clandestino», mentre «si

rendono precarie le garanzie per i figli, poiche

´ la mancata documentazione sulle caratteristiche

genetiche dei donatori puo` determinare

gravi difficolta` per la diagnosi e la

cura di eventuali malattie genetiche».

Il quinto punto critico riguarda il rapporto

tra tutela dell’embrione e liberta` di ricerca.

L’articolo 13, al comma 1, «vieta» qualsiasi

sperimentazione su ciascun embrione umano;

il comma 2 consente la ricerca clinica e sperimentale

su ciascun embrione umano «a

condizione che si perseguano finalita` esclusivamente

terapeutiche e diagnostiche ad essa

collegate volte alla tutela della salute e allo

sviluppo dell’embrione stesso». Questa formulazione

esclude la possibilita` di utilizzare

a fini di ricerca medica tutti gli embrioni,

compresi quelli cosiddetti «soprannumerari»,

destinati alla soppressione. Tale divieto, secondo

Barbera, «non […] pare compatibile

con la liberta` di ricerca scientifica, sancita

dall’articolo 33 della Costituzione». In un’intervista

all’Espresso del 5 settembre 2003,

Giuliano Amato afferma: «trovo scandaloso

il medico di famiglia che non si occupa di

far prendere alla donna una decisione consapevole,

ma lascia il certificato per l’aborto in

portineria. Di mezzo c’e` la vita di un bambino.

Io parlo cosı`: la vita di un bambino.

Ma trovo che sia altrettanto immorale lasciar

morire migliaia di embrioni e non occuparsi

di costruire un sistema che produca cellule

staminali. Un embrione destinato a morire,

e ce ne saranno sempre, non e` diverso da

un bambino appena morto a cui e` permesso

espiantare gli organi per la sopravvivenza

di un altro bambino».

Cinque punti critici, quelli esposti fin qui,

ai quali molti altri se ne potrebbero aggiungere,

a cominciare dalla sgraziata comparazione

alternativa, proposta dall’articolo 3,

tra fecondazione assistita e adozione, o dal

grave sottofinanziamento della legge, sostenibile

solo al prezzo assai elevato di rendere

evanescente la natura terapeutica della procreazione

assistita.

Cinque punti critici che sono tuttavia sufficienti

a indurci a rispondere negativamente

alla domanda dalla quale ha preso le mosse

l’iter in Senato del testo in esame. Cosı` com’e`,

questo testo non risponde in maniera

adeguata e soddisfacente all’esigenza di dotare

il nostro Paese di una legge in sintonia

con l’Europa, capace di costituire un punto

di incontro e non di conflitto tra le diverse

visioni etico-culturali e soprattutto tecnicamente

applicabile da parte degli operatori,

medici e non.

Emendare il testo per migliorarlo, per renderlo

piu` europeo, piu` dialogico e piu` applicabile

non e` quindi una perdita di tempo o

un diversivo ostruzionistico, ma un preciso

dovere del Senato, che vedrebbe mortificata

la sua funzione se si limitasse ad approvare

il testo varato dalla Camera. Oltretutto, un simile

atteggiamento renderebbe incomprensibile,

a posteriori, l’ampiezza e la profondita`

della fase delle audizioni, dalle quali e`

emersa una domanda larga e forte di miglioramento

della legge.

Non dovrebbe risultare difficile per l’Aula

del Senato trovare un’intesa su pochi e circoscritti

emendamenti che diano al provvedimento

un’altra luce e un altro respiro: l’apertura

rigorosamente disciplinata alla prevenzione

delle malattie genetiche, una piu` realistica

trattazione del problema del consenso

della donna all’impianto in utero, un’apertura

alla crioconservazione, quanto meno degli ziAtti

parlamentari

Nn. 1514, 58, 112, 197, 282, 501, 961, 1264,

– 12 – 1313, 1521, 1715, 1837 e 2004-A/ter

XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

goti allo stadio precedente alla fusione nucleare,

l’accesso alla fecondazione eterologa

in casi puntualmente circoscritti e la previsione

della possibilita` di utilizzare gli embrioni

soprannumerari per definiti obiettivi

di ricerca medica.

In questo senso chiedo all’Aula del Senato

di orientarsi.

Tonini, Bettoni Brandani, Carella,

D’Amico, Di Girolamo, Franco Vittoria,

Mascioni e Viviani, relatori di minoranza

Recent Posts

Leave a Comment

Contatti

Scrivi una mail a stefano

Not readable? Change text. captcha txt