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In vari Paesi, a cominciare dalla Germania, alla sinistra dei partiti di centrosinistra sono sorti i Verdi, anche se spesso questi ultimi amavano definirsi fuori dallo schema destra-sinistra, come fanno quasi tutte le forze che sfidano i partiti consolidati. E che però poi finiscono regolarmente o a destra o a sinistra, magari cambiandole.

I Verdi hanno dovuto poi affrontare il passaggio ad una cultura di governo e i valori che essi definivano originariamente non negoziabili (sì, anche loro) dall’ambiente alla pace hanno dovuto fare i conti con la dimensione inevitabilmente negoziale della politica, che si gioca sulle mediazioni. Toccò a Fischer spiegare a parte della base recalcitrante che in Serbia bisognava intervenire e se non fossimo intervenuti oggi tutta quell’area non sarebbe quasi dentro la Ue.

Oltre ai Verdi ci sono solo partiti protestatari che, almeno a livello nazionale, non hanno vocazione di Governo o che, comunque, non sono ritenuti coalizzabili dai partiti di centrosinistra, com’è ad esempio il caso della Linke.

Ora, com’è accaduto in questi anni e come caso finale nell’aggregazione della lista Tsipras, Vendola non ha mai perseguito sino in fondo una delle due strade. E’ partito da una scissione di Rifondazione ma ha dato il suo consenso a una lista che a livello europeo ha eletto un capogruppo della Linke.

Alla fine la contraddizione la sciolgono direttamente i suoi eletti.

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