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Pur nell’interessante pluralismo di opinioni e di questioni, la prima giornata di audizioni sull’introduzione del referendum propositivo in questa settimana di inopportuna marcia forzata, non ha affatto fugato i dubbi di sensatezza né sul metodo né su almeno tre aspetti chiave di merito che rischiano di snaturare la democrazia rappresentativa.
Il primo è l’ammissibilità del referendum sulle leggi di spesa, giustamente vietate dai Costituenti sul referendum abrogativo e che spezzerebbero il rapporto tra tassazione e rappresentanza.
Il secondo è l’assenza di qualsiasi quorum che potrebbe affidare queste decisioni a minoranze molto ristrette.
Il terzo è la possibilità di contrapporre seccamente tra di loro un testo di origine popolare ed uno di origine parlamentare, di modo che la democrazia diretta non sarebbe più un correttivo ma un’alternativa alla democrazia rappresentativa.
Se si pensa che si pretende di portare in Aula scelte così importanti già lunedi’ 17 senza lasciare un tempo ragionevole di maturazione e di condivisione si ha tutta la misura della forzatura che si sta operando, peraltro nell’assenza totale dei deputati della Lega, una delle due forze della maggioranza.

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