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Omelia per la Sesta Domenica di Pasqua
1. In queste domeniche dopo la Pasqua, la Santa liturgia ci aiuta ad approfondire il cuore della nostra fede, che cosa significhi credere che Gesù è risorto e che incidenza abbia nella nostra vita concreta. E’ ancora il Vangelo di Giovanni che ci viene dispensato a giuste dosi, a illuminarci sugli elementi essenziali dell’esperienza cristiana.
2. Così oggi proseguiamo la lettura del brano di Domenica scorsa e ascoltiamo ancora parole di Gesù nell’ultima cena che dopo essersi proclamato Via , Verità e Vita, cioè colui che ci immette nell’intimità col Padre, ci chiede di amarlo: è questa infondo la condizione essenziale per essere cristiani: amare Gesù. Dicevamo domenica scorsa che il cristianesimo non è una dottrina filosofica, né un manuale di regole da osservare rigidamente, ma una persona da seguire passo, passo, da conoscere quotidianamente, in un’adesione sempre più profonda e coinvolgente: è una persona da amare. Mi verrebbe da dire meglio, una persona che ci ha innamorati, e che ci chiede di amarla.
3. Dobbiamo confessare però un certo disagio: la prima frase del testo giovanneo ora letto: “ se mi amate , osserverete i miei comandamenti “ suona in qualche modo, stridente. Possiamo avere l’impressione di ricadere in una prospettiva moralistica. Si è ricondotti di nuovo alla pratica della legge per conquistarci la salvezza? Cosa sta al centro della nostra vita cristiana, l’amore o l’obbedienza dei comandamenti ?
4. Forse può aiutarci imbastire prima, un altro problema : cosa significhi amare e che rapporto ci sia fra innamoramento e amore. Indubbiamente è una tematica nota, affrontata più volte da sociologi e maestri del pensiero dei nostri giorni. Ed è una questione che molte volte è al centro delle discussioni fra le persone che si amano o che dicono di amarsi. Mi sembra di sentire, in certi confronti vivaci di famiglia: “Dici di amarmi, ma poi in casa non fai nulla, stai davanti al televisore e non mi degni nemmeno di uno sguardo. … Dici di amarmi ma non rispetti mai gli orari…. Dici di amarmi e lasci tutto in disordine…. Dici di amarmi, ma non mantieni le promesse fatte e dici bugie ….preferisci passare una serata in palestra o con le amiche che stare con me”. E via di seguito…
5. Amare vuol dire solo sentirsi attratti, provare il fascino dell’altro, desiderare di essere insieme e di appartenersi reciprocamente ? Forse di possedersi ?
Questo probabilmente è tipico della fase dell’innamoramento. Ma l’amore è qualcosa di più: è l’impegno per l’altro, è volere il bene dell’altro, il provvedere a ciò che gli è necessario ed è osservare anche regole per una vita condivisa, nella ricerca attenta di sintonia e di armonia che facciano di persone diverse una sola cosa, che stabiliscano una vera comunione ….
6. Non c’è amore senza leggi, senza regole da osservare. Ma non per un’imposizione esterna e nemmeno per la costrizione di un imperativo etico.. quanto piuttosto… per amore! E’ un circolo virtuoso: l’amore vero chiede una risposta nel concreto impegno di vita che si declina in scelte, gesti, comportamenti da custodire, osservare, praticare e questi sono vivificati e alimentati da un dinamismo interiore che è sentimento, passione, entusiamo….
7. E’ quanto riflettevo preparando in questi giorni l’Istruzione diocesana per la riapertura delle celebrazioni con il popolo: una foresta di regole in cui ci si può perdere e scoraggiarsi, indicazioni e norme che potranno risultarci pedanti ed eccessive, persino impraticabili per la minuziosa articolazione. Ma perché ci sottoponiamo a questa grande fatica, a questo rigoroso impegno ? Per paura delle sanzioni ? Per passiva dipendenza dalle autorità statali? No, carissimi, lo facciamo per amore, perché ci sta a cuore la vita e la salute degli altri, di tutti. Ci impegniamo, anche se ci può costare tempo, energie e denaro, per amore, che è il motore della nostra vita.
8. Questo è il senso del vangelo odierno: il Signore Risorto si rivolge a noi e ci chiede di vivere amandolo, nella fedeltà ai suoi comandamenti.
E per questo ci promette il suo Spirito, l’amore filiale che lo unisce al Padre. Perché sia dentro di noi, il nuovo dinamismo vitale, senza il quale l’osservanza può divenire algida e formale, può essere subita e mal sopportata, può apparire assurda e persino alienante.
9. Gesù promette ai suoi discepoli lo Spirito, il vento forte e impetuoso che nell’Antico Testamento investe i condottieri di Israele e fa loro compiere imprese impensabili, che abbatte le resistenze del nostro egoismo e le difese delle nostre paure, che ci sospinge a vele spiegate al largo , dove il Signore ci vuole condurre, per fare meravigliose scoperte. Lo Spirito è il sussurro della brezza leggera, il respiro di Dio che trasforma la povera forma di terra in essere vivente, che ci fa uomini nuovi , anzi che ci crea uomini dal cuore nuovo.
10. Gesù chiama lo Spirito, “l’altro Paraclito”: i traduttori hanno voluto mantenere questa parola greca ( parà –kletòs, , chiamato a stare vicino, in latino, ad-vocatus) che significa il consigliere , l’aiutante , l’avvocato appunto che segue il suo protetto nel processo, lo difende e gli da le dritte per uscirne vittorioso.
11. Lo Spirito di Gesù ci aiuti e ci difenda, ci guidi con i suoi sapienti suggerimenti nella nostra vita e in questi momenti di prova, per essere cristiani Spirituali, con la S maiuscola. Avete sentito nella prima lettura, negli Atti: i convertiti della Samaria non avevano ricevuto lo Spirito e allora gli Apostoli si precipitano per invocarlo su di loro, perché non può esserci un cristiano senza Spirito, non è un autentico cristiano. Che il Paraclito scenda su di noi e ci faccia uomini e donne che vivono nello Spirito dell’amore un’obbedienza fedele e felice , un amore innamorato del Signore che ci permetta di essere con Lui una cosa sola: noi in Lui, e Lui in noi….



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