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Stavolta pubblico un’omelia perché, al di là delle chiavi di lettura sulle letture del giorno, in particolare sul dinamismo della verità, ci sono qui considerazioni sulla ripresa in sicurezza del culto, che mi smebrano particolarmente motivati nei contenuti e soprattutto nei toni
Omelia per la Quinta Domenica di Pasqua 2020
1. Quella sera nonostante la cornice della festa di Pasqua, chi era a tavola con Gesù non aveva gran voglia di festeggiare o di chiacchierare allegramente; si respirava un’aria pesante, specialmente dopo che Giuda era uscito, nella notte, e Gesù aveva iniziato a parlare della sua misteriosa partenza: “ ancora per poco sono con voi….dove io vado voi non potete venire”, tanto da far prendere alla cena il tono di un addio. Eppure il Signore chiede di non temere, chiede che il cuore non si turbi o forse meglio che non si scompensi ! Egli va a preparare un posto. Viene in mente Dio che nel deserto va in cerca di un luogo per l’accampamento del suo popolo ( Dt 1,29-33). E del resto sappiamo che Gesù sta realizzando il suo esodo, il suo passaggio al Padre e quello di chi lo segue.
2. Per questo promette un posto per ciascuno. C’è solo da fidarsi. E dice che conosciamo la via per raggiungerlo. Tommaso, con il suo carattere iperrealistico, è stupefatto, non sa dove va il maestro e come può conoscere la via?
3. Troviamo qui una delle più belle autopresentazioni di Gesù : Io sono la via, la verità la vita. Per capirla bisogna mantenere questo ordine in cui la parola chiave è VIA. Egli è il cammino da percorre, solo seguendo Lui riceveremo la verità, che nel linguaggio giovanneo, significa rivelazione. La verità non è la realtà che l’intelletto fissa in proposizioni perfettamente adeguate, per sempre; non è una dottrina statica e immutabile, ma un dinamismo che passo dopo passo svela il volto di Dio e ci permette di vivere la sua vita, la vita dei figli. Gesù infatti prosegue “Nessuno può venire al Padre se non per mezzo di me”. Sentite come tutto il brano è attraversato dai verbi di movimento…
4. Come è bello il cristianesimo: non un manuale di regole da osservare rigidamente, non una teoria filosofica in cui specchiarsi,ma una persona “ che da alla vita un nuovo orizzonte e con ciò , la direzione decisiva” come si esprime Benedetto XVI, ripreso da Francesco nella Evangelii Gaudium n.7 . Gesù è la via che , passo dopo passo, in una quotidiana scoperta ci permette di entrare sempre più in intimità con il Padre , nella realtà meravigliosa di quella unità fra il Padre e il Figlio che la tradizione ha chiamato Trinità: nel mistero di un Dio che è comunione di amore.
5. “Mostraci il Padre e ci basta” dice Filippo, nella sua miopia, e Gesù ribatte: ma in questi anni che sei stato con me, che cosa hai visto nel mio volto se non il volto del Padre, che cosa hai percepito nei miei gesti se non i gesti del Padre, che cosa hai udito nelle mie parole se non le parole del Padre ? …Io e il Padre siamo una cosa sola, io sono nel Padre e il Padre è in me. Questa è la verità, la rivelazione di Dio: l’unità perfetta nell’amore, che è lo Spirito Santo, fra il Padre e il Figlio Gesù.
6. In questo mistero di comunione Gesù Risorto ci vuole immergere, e questo avviene fin dal Santo Battesimo, perché diventiamo nella Chiesa, il sacramento di quell’unità della famiglia umana che è il sogno e il progetto di Dio fin da quando ha creato l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza: una comunità in cui si vivono vere e concrete relazioni d’amore.
7. Non possiamo tacere oggi la nostra gioia per la possibilità di tornare a celebrare fra pochi giorni, di nuovo come popolo riunito insieme anche materialmente ed essere il sacramento tangibile della comunione dei figli di Dio. Dobbiamo ringraziare e disporci seppure con cautela e prudenza a vivere questa festa.
8. L’episodio degli Atti degli apostoli, nella prima lettura di oggi, ci mostra quanta cautela e prudenza sono necessarie per realizzare il disegno del Signore. La Chiesa di Gerusalemme ci viene detto precedentemente, che era una comunità in cui ci si voleva bene, ci si aiutava , si condivideva sentimenti e beni, in cui si cercava la verità e il giusto rapporto con Dio, nella preghiera e nell’ascolto della Parola.
9. Ma c’erano anche delle ombre: fin dal’inizio era composta di due gruppi etnici che pur essendo entrambi di origine giudaica, si distinguevano fra loro per lingua, cultura e consuetudini essendo alcuni nati, cresciuti e educati in Palestina nell’ebraismo tradizionale, mentre altri, provenivano dalla dispersione giudaica nelle nazioni che si affacciavano sul mediterraneo, e tornati nella terra degli avi, avevano portato usi e costumi della società greco-roman, estranei ai primi. I due gruppi, come possiamo ben immaginare, si guardavano l’un l’altro con diffidenza e tendevano a ignorarsi, persino a escludersi tanto che era stata commessa una vera e propria ingiustizia nei confronti di persone bisognose di lingua greca, le vedove , durante la distribuzione dei beni di prima necessità.
10. La questione viene riportata agli Apostoli perché provvedano: si badi bene non era semplicemente una questione di mala organizzazione, e nemmeno solo di giustizia sociale: era una questione assai più profonda e cruciale. Il conflitto sorto è serissimo perché rischia di mettere in crisi la realtà stessa della Chiesa, mistero di comunione. E’ una questione ecclesiologica e teologica.
11. Il pericolo infatti è di contraddire l’essenza stessa della Chiesa, sacramento di amore e di fratellanza, segno della comunione armoniosa propria di Dio stesso, Padre e Figlio e Spirito Santo, in cui pluralità e unità convivono, sono composte mirabilmente.
12. La Chiesa di Pentecoste prodigio di riconciliazione fra le diversità, in cui le molteplici lingue, non impedivano di comunicare lo stesso messaggio di salvezza, rischiava di vacillare e di crollare miseramente, per dare luogo ancora a una Babele di incomprensioni e inimicizie.
Si corre il pericolo di indebolire la credibilità del messaggio e di far fallire la Missione della Chiesa e del resto la Chiesa e la Missione sono una sola cosa, come il mezzo e il contenuto della comunicazione…
13. Bisognava correre immediatamente ai ripari e gli Apostoli prendono una decisione di grande sapienza e di straordinario significato. L’assemblea da loro convocata dovrà individuare sette persone stimate per onestà e rettitudine, pieni di Spirito Santo, e quindi di profonda vita di fede, che si occupino del servizio alle mense perché tutti vengano rispettati nelle loro esigenze. Mentre gli Apostoli potranno dedicarsi ai servizi che ritengono più consoni alla loro vocazione: la preghiera e la predicazione.
14. La Comunità dunque resa partecipe e corresponsabile, da il suo consenso, cerca e trova i nuovi ministri per il ruolo che dovranno svolgere
C’è da sottolineare che i sette prescelti hanno tutti nomi greci: Stefano Filippo , Procoro, Nicanore…Un particolare non irrilevante. Sono tutti del gruppo ellenista, e sono così in grado di comprendere le richieste e i bisogni di questo gruppo, sono in grado di intendere e e di comunicare. Un Ministero a misura dei destinatari, perché il servizio sia reale e oggettivo, capace di cogliere ogni sfumatura e piega della vita di chi servire, calandosi nella cultura degli interessati. Una grande lezione per la Chiesa di tutti i tempi.
15. Una lezione che vale anche per noi che dovremo organizzarci con sapienza per questa seconda fase dell’emergenza perché tutto avvenga , in ordine, nel rispetto di ciascuno, senza esclusioni e nell’attenzione alla salute e alla vita da custodire e proteggere, specialmente dei più deboli. Sarà facile? Non credo , ma ci dobbiamo impegnare per essere veramente Chiesa, mistero di comunione. Per amore e solo per amore.

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