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Alla fine il momento della verità è arrivato.
Entrambi i programmi delle forze che hanno vinto le elezioni prevedevano la richiesta di rinegoziare i Trattati Ue per finanziare il debito nei modi più vari. E’ questo che, come spiega Petruccioli su Italia Oggi, li ha resi naturalmente coalizzabili. Una cosa del tutto diversa dalla flessibilità ottenuta in questi anni per fare riforme, come spiega il Ministro Padoan sul Sole 24 Ore. In mancanza di accordo tutte e due queste forze intendevano minacciare l’uscita unilaterale dall’euro. Questa minaccia non potrebbe che avere esisti analoghi a quelli già sperimentati dalla Grecia, come precisano Cerasa sul Foglio e Ducourtiex su Le Monde: alla fine o si torna indietro o si è accompagnati gentilmente fuori dalla porta della zona Euro e per ragioni politiche prima che economiche. Infatti non si potrebbero poi negare ad altri populisti del Sud analoghi cedimenti e nel Nord Europa, di rimbalzo, i Governi che concedessero questo sarebbero travolti dai populisti rigoristi dei loro Paesi.
Che questo fosse il saldo comun denominatore tra Lega e M5s lo ha confermato la prima bozza dell’accordo di Governo anticipata qualche giorno fa dall’Huffington Post: lì era prevista l’introduzione di una clausola di uscita dall’Euro. Bozza poi smentita non come falsa, ma come arretrata. Detto in altri termini: quello è ciò che Lega e M5S pensavano davvero, ma che sono stati poi costretti a dissimulare parzialmente per la moral suasion del Quirinale.
Ora con la candidatura di Savona si ritorna esattamente e senza mediazioni a quella bozza, senza dissimulazioni, per la gioia di chi anche in altri schieramenti, come Fassina, sostiene le stesse posizioni. L’ho spiegato ieri a Radio Radicale, potete riascoltarmi qui:
https://www.radioradicale.it/cerca?search_api_views_fulltext=ceccanti&raggruppamenti_radio=All&field_data_1%5Bdate%5D=&field_data_2%5Bdate%5D=

Gli editorialisti del Corsera, che in modo acritico hanno fatto uscire la tigre del M5S dalla gabbia pensando di poterla domare, si stupiscono che la tigre sfugga e che al momento essa si confermi quella che è. Lieti se di fronte alla loro moral suasion il M5s cambierà posizione, ma al momento pare improbabile.
Qui si inserisce il problema costituzionale, che è duplice. Quasi tutti si confrontano su quello che cronologicamente è il secondo aspetto, ossia se il Presidente della Repubblica possa rifiutare la nomina di un ministro che scardinerebbe gli impegni europei dell’Italia, che poggiano anche su precisi fondamenti costituzionali (bel pezzo di Tito su Repubblica e autorevoli pareri convergenti di Armaroli sul Sole, De Siervo su Repubblica, W. Zagrebelsky su La Stampa e Cheli sul Cosera). In realtà, però, come sostiene in particolare Palmerini sul Sole, se il Presidente del Consiglio incaricato Conte esistesse davvero con la sua autonomia costituzionalmente garantita dall’articolo 92, e fosse coerente con le sue dichiarazioni al momento dell’incarico di appartenenza ribadita all’Unione europea, quel nome a Mattarella non dovrebbe proprio proporlo.
Ma il Presidente Conte esiste davvero?

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