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Porto in primo luogo i saluti della presidente del Comitato, l’on. Tomasi, che per un pregresso impegno è impossibilitata ad intervenire all’incontro odierno.
Prima di lasciare la parola al nostro moderatore, intendo ricordare brevemente il contesto in cui il seminario si colloca.
Dall’inizio della Legislatura il Comitato per la legislazione ha affiancato alla sua attività consultiva sui provvedimenti legislativi un’attività di approfondimento delle problematiche più generali connesse con il suo ruolo. Ciò è avvenuto senza soluzione di continuità tra le tre presidenze che si sono succedute.
Nel primo turno di presidenza, quello dell’on. Dadone, è stato infatti svolto un ampio ciclo di audizioni sulle attuali tendenze della produzione normativa; nel secondo turno di presidenza, quello dell’onorevole Russo, sono state svolte, nella seduta del 5 febbraio, delle comunicazioni, che, riprendendo gli spunti offerti dalle audizioni, delineavano alcune linee di intervento e lanciavano l’idea di svolgere due seminari di approfondimento, uno, quello odierno, dedicato alla chiarezza delle leggi, l’altro, da svolgere prossimamente, sulle prospettive di riforma dei poteri del Comitato; nell’attuale turno di presidenza dell’on. Tomasi, si svolgono appunto i due seminari e la riflessione avviata viene così portata avanti.
L’odierno seminario ha poi anche la funzione di discutere una specifica proposta avanzata, nella seduta del Comitato del 5 febbraio scorso, da uno dei componenti del Comitato, il collega Dori, su una possibile modifica del Testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi (DPR n. 1092/1985) in materia di chiarezza delle leggi.
Per l’illustrazione rinvio ovviamente all’intervento del collega. Mi limito a segnalare i due corni del dilemma nel quale ci muoviamo. Da un lato, infatti, la legge deve essere chiara nel senso di conoscibile e comprensibile dalla generalità dei cittadini: lo rileva anche la giurisprudenza della Corte costituzionale; penso in particolare alla sentenza n. 209 del 2010 che ha indicato tra i valori fondamentali di civiltà giuridica meritevoli di tutela anche la coerenza e certezza dell’ordinamento giuridico. Ma richiamo anche le sentenze n. 160 del 2016 e n. 107 del 2017. Dall’altro lato, però, la coerenza dell’ordinamento giuridico richiede anche il rispetto della “tecnicalità” del linguaggio giuridico: quante volte invece nei suoi pareri il Comitato deve censurare l’utilizzo di espressioni ambigue, perché prive di un’adeguata definizione nell’ordinamento ovvero perché troppo “discorsive” o “giornalistiche”.
É utile riflettere su questo dilemma nella particolare congiuntura in cui ci troviamo. Voglio infatti ricordare la delicata – ma direi proficua – attività svolta dal Comitato in questi mesi di emergenza. Proprio nel contesto dell’emergenza il Comitato è dovuto in più occasioni intervenire per evitare che formulazioni non chiare delle norme aprissero il varco ad interpretazioni problematiche per gli equilibri tra i diversi poteri. Ricordo per tutti il problema del coordinamento tra le misure di contenimento dell’epidemia autorizzate ai sensi del decreto-legge n. 19 e quelle, più limitate, autorizzate ai sensi del decreto-legge n. 33, nell’ambito dell’esame del decreto-legge n. 83 che le prorogava entrambe. O ancora la questione, nell’ambito dell’esame del decreto-legge n. 34 (DL rilancio) dei cosiddetti “superpoteri del Ministero dell’economia”. In entrambi i casi, l’intervento del Comitato ha condotto, in dialogo con le commissioni competenti in sede referente e con il Governo, a riformulazioni migliorative del testo.
Lascio quindi la parola al nostro moderatore, il dott. Andrea Camaiora




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