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Roma, 24 gennaio

1- Solo modifiche ai Regolamenti? Non sono così convinto che si riesca a fare un buon lavoro senza modificare ulteriormente la Costituzione. Specie perché le dimensioni del Senato sono ridottissime per una Camera politica. Sarebbe da considerare anzitutto l’ipotesi di considerare le due Camere come due diramazioni di un unico Parlamento, cominciando a spostare alcune funzioni sul Parlamento in seduta comune (fiducia, sfiducia, decretazione d’urgenza). Penso che sia urente confrontarsi soprattutto su questo.

2- Le priorità regolamentari di intervento

Al di là di quanto sostenuto al punto precedente, che è il punto decisamente più importante, sul terreno strettamente regolamentare mi pare che le priorità siano tre:
a-i quorum per attivare una procedura o la presentazione di atti e qui la scelta tecnica è tra individuare numeri fissi o frazioni a partire da quelli attuali da ridurre;

b- l’organizzazione, ossia soprattutto la riduzione di composizione di Uffici di Presidenza, Giunte e Commissioni: in particolare qui c’è il problema dei gruppi minori: rappresentarli ovunque, anche costringendo i componenti a saltare da un organo ad un altro? Quale corrispondenza complessiva all’Aula? Al Senato c’è poi il problema di un numero comunque eccessivo delle Commissioni, ma a quel punto forse per simmetria non conviene ridurle anche alla Camera?

c-i soggetti, ossia i gruppi e qui c’è sia il problema di ridurre i numeri sia di congegnare bene i requisiti politici per far coincidere sempre più gruppi parlamentari e liste: qui evidentemente occorre attendere l’evoluzione della legislazione elettorale.

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