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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ceccanti. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI (PD). Grazie, Presidente. Ci sono quattro argomenti infondati in queste pregiudiziali, anche se poi ci sono due esigenze reali. I quattro argomenti infondati, che ci portano a votare contro le pregiudiziali, sono i seguenti. Il primo segnala che 4 commi su 22 prevedono provvedimenti attuativi: non mi sembra un grande argomento, anche perché la percentuale non è molto significativa. Il secondo, di cui ha parlato poco fa anche la collega Montaruli, è sullo slittamento tra emanazione del decreto ed entrata in vigore concreta del green pass. Secondo i colleghi, questo sfalsamento negherebbe l’urgenza, ma l’urgenza non era solo quella di introdurre l’obbligo del green pass, quanto piuttosto di introdurlo dando un periodo ragionevole di tempo per adeguarvisi; altrimenti ci sarebbe stato un mostruoso caos applicativo. Quindi, neanche questo argomento è rilevante.

Il terzo, più raffinato, è relativo al rispetto di un Regolamento dell’Unione europea. La base legale c’è perché si tratta di un decreto sulla proporzionalità e la valutazione è più soggettiva. In che situazione saremmo senza lo strumento del green pass con la variante Delta e con l’effetto delle due prime dosi di vaccino che tende a calare? Dovremmo inevitabilmente pensare a nuove chiusure; questo dimostra che la proporzionalità esiste. Il quarto, è il ripetuto richiamo, come in altre pregiudiziali su analoghi decreti, all’articolo 13 sulla libertà personale, che comprende una riserva assoluta di legge. Ma in realtà, come si è detto in tutti i dibattiti precedenti, stiamo ragionando sull’articolo 16, sulla libertà di circolazione, in cui la riserva è relativa. Quindi, quattro argomenti inconsistenti per cui votiamo “no”.

Non si possono, però, negare due questioni vere che emergono dalle pregiudiziali. La prima, è quella che segnala anche una raccomandazione contenuta nel parere espresso dal Comitato per la legislazione: il decreto è arrivato, come in altri casi, con un tempo eccessivamente ridotto rispetto al termine per la conversione; ci è arrivato nove giorni prima della scadenza del decreto. Ciò conferma la tendenza al monocameralismo di fatto, che va superato non in questa sede, ma con un intervento di sistema sui Regolamenti, su cui la Giunta sta lavorando.

La seconda esigenza reale: ci è pervenuto solo qualche giorno fa un parere del Garante della privacy che segnala alcune criticità; è stato commentato anche su vari siti giuridici, in ultimo dai professori Becchi e Palma su Affaritaliani.it. Penso che il Governo dovrebbe su questo dare una risposta, perché può darsi che questo parere sia infondato, nel qual caso nessun problema; può darsi che sia almeno parzialmente fondato, per cui si pone il problema di fare interventi correttivi in alcuni dei prossimi interventi del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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