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L’articolo di Ainis sul Corsera non è convincente per almeno tre motivi.
Il primo è di metodo: una posizione che personalmente condivido nel merito (alzare lo sbarramento dal 3 al 5%, che però se accolta, come chiunque sa,bloccherebbe l’approvazione della legge che non avrebbe più i voti al Senato) non si può presentare come legata alla costituzionalità. In che senso una legge con uno sbarramento più alto sarebbe anche più costituzionale? Fin qui caso mai. c’è chi aveva sostenuto il contrario, che non si dovevano sommare un premio alto e uno sbarramento alto. Non possiamo proiettare le nostre preferenze sulla Costituzione.
Il secondo è invece sul ragionamento di appendere l’applicabilità dell’Italicum a una data incerta (dopo l’entrata in vigore della riforma costituzionale) anziché a una data certa (come previsto ora). Capovolgo il ragionamento: sarebbe illegittimo appenderla a una data incerta; due sistemi elettorali diversi non sono invece un problema. Le formule non sono mai state identiche tra Camera e Senato a partire da quelle originarie: quella della Camera era fotografica e quella del Senato dava al primo partito un premio nascosto di poco meno del 10% nel passaggio tra i voti e i seggi. Tanto che nel 1953 si pensò al premio per la sola Camera.
Il terzo è il riferimento ai voti di fiducia in materia elettorale: il precedente più recente in cui si chiarì la legittimità dello stesso da parte della Presidente Jotti non è del 1953 è del gennaio 1990 quando il Governo Andreotti usò la fiducia contro l’elezione diretta del sindaco, cosa che provocò per reazione la prima raccolta di firme sui referendum elettorali.

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