In Diario

Ho saputo con grande dispiacere della scomparsa di Antonio Soda, che da qualche anno stava molto male, ma che non ha mai smesso anche in quest’ultimo periodo di studiare e lavorare e, talora, nonostante la malattia, di farsi vivo di persona anche per darmi qualche consiglio o valutazione, specie nella scorsa legislatura, quando sono stato in Senato.
Avendo collaborato strettamente con lui in Parlamento per una decina di anni, vorrei solo ricordare qui qualche insegnamento umano e politico che mi ha dato (o, meglio, che ho ricevuto, perché gli insegnamenti erano impliciti, non presentati come tali, anzi, per certi versi, era spesso lui che chiedeva suggerimenti, anche quando ne sapeva molto di più) e che, per molti versi, mi ha confermato su uno stile analogo, almeno sui profili che seguono, che già avevo visto all’opera collaborando in precedenza in Parlamento con Augusto Barbera.
La prima lezione è che lavorare in Parlamento, a vario titolo, è un privilegio che va in qualche modo restituito, lavorando senza risparmio. Questo perché la politica, il diritto, sono anzitutto uno strumento per risolvere i problemi delle persone e non un gioco autoreferenziale, anche se spesso tutto congiura a trasformarlo in quella direzione sbagliata. La materia su cui lavorare in parte la scegli sulla base delle tue competenze, ma in larga parte ti è assegnata dal gruppo o ti deriva dalla tua iniziativa sulla base delle priorità effettive delle persone che hanno sempre la precedenza. C’è un primato delle policies, delle politiche, sul gioco politico perché bisogna stare anche personalmente e umilmente in empatia col Paese, a volte modificando anche le posizioni di partenza.
La seconda lezione è che il Parlamento è un luogo in cui si fa certo un gioco di squadra, anzitutto nel tuo gruppo, con lealtà, ma dove si parla con tutti, proprio con tutti, anche e soprattutto con quelli diversi da te, specie quando devi affrontare e risolvere questioni di fondo che vanno al di là dello spazio temporale di una legislatura e in cui i ruoli di maggioranza e opposizione si possono capovolgere. Questo spiega perché lui non vedeva nessuna contraddizione tra l’essere arrivato in Parlamento anche sull’onda di una critica alle iniziative iniziali piuttosto confuse e semplicistiche del centrodestra di riforma unilaterale della Costituzione e l’essere poi al centro dei lavori della Bicamerale D’Alema per incisive e condivise riforme della Seconda Parte della Costituzione. Anche in materia di giustizia, proprio perché era stato magistrato, non vedeva nessuna contraddizione tra quella sua esperienza di cui andava fiero e la volontà di mantenere un equilibrio tra magistratura e politica: andando allora abbastanza in controtendenza, ma proprio perché conosceva dall’interno i meccanismi giudiziari, era contrario a ritenere i magistrati infallibili e al riparo delle critiche. Proprio su questi profili aveva scritto un libro, anche basato su alcuni errori giudiziari, che non aveva ancora pubblicato e che si riservava di affinare e completare.
Per queste ragioni, di cui ho provato a tenere conto nella mia esperienza, penso che lasci un ricordo umano e politico (ma in lui i piani non erano facilmente distinguibili) che va ben al di là del solo centrosinistra in cui ha sempre militato con passione.
Ciao, Antonio.

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