Suggerirei un’attenta lettura di questo testo papale di oggi
mi sembra di vedere influssi del pensiero di Marie-Dominique Chenu che era perplesso sull’utilizzare l’espressione “dottrina sociale” che dava un’idea di ideologia chiusa e di un metodo deduttivo (come d’altronde l’espressione successiva “principi non negoziabili”) e preferiva “insegnamento sociale”.”
Per questo è qualificante che si escluda di voler “alzare la bandiera del possesso della verità” e che si qualifichi così un’accezione di dottrina che comprenda dentro di sé le varie forme di dialogo:
“ogni dottrina si riconosce frutto di ricerca e quindi di ipotesi, di voci, di avanzamenti e insuccessi, attraverso i quali cerca di trasmettere una conoscenza affidabile, ordinata e sistematica su una determinata questione”.
La dottrina così intesa, quasi con echi popperiani, esclude l’indottrinamento:
“L’indottrinamento è immorale, impedisce il giudizio critico, attenta alla sacra libertà del rispetto della propria coscienza – anche se erronea – e si chiude a nuove riflessioni perché rifiuta il movimento, il cambiamento o l’evoluzione delle idee di fronte a nuovi problemi. “
Le soluzioni necessitano anche di un apprendimento induttivo che valorizzi testimoni e movimenti storici reali “in cui resiste e sempre germoglia la speranza”.
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