Firenze 20 ottobre 2025
https://www.radioradicale.it/scheda/772002/formazione-e-crisi-dei-governi-in-francia
Formazione e crisi dei governi: la Francia
- Norme applicabili
Qui il testo vigente della Costituzione
Il Presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale e diretto (artt. 6 e 7) presiede il Consiglio dei Ministri (art. 9) quindi bisogna parlare anche del Pdr quando si parla del Governo.
Nomina il Primo Ministro e, su sua proposta, nomina e revoca gli altri membri del Governo (art. 8). In teoria non avrebbe un potere autonomo di revoca del Governo. La nomina del Primo Ministro non è soggetta a controfirma (art. 19).
Dentro il Governo, pur presieduto dal Pdr, il Primo Ministro ha un rapporto di primazia (art. 21). E’ evidente che sommando questi due elementi c’è un certo grado di ambiguità del testo sulla diarchia di vertice e i loor ruoli rispettivi.
L’articolo 49 è il cuore del rapporto fiduciario che intercorre solo con l’Assemblea Nazionale.
Non c’è nessun vincolo a chiedere la fiducia iniziale. La fiducia è implicita e questo consente Governi di maggioranza relativa.
Il Primo Ministro quando crede può porre la fiducia sul programma o su una dichiarazione (art. 49.1). I sì devono battere i no.
L’Assemblea può sfiduciare il Governo (art. 49.2) ma i sì devono raggiungere la metà più uno dei componenti, la maggioranza assoluta. Anche questo puntella i Governi di maggioranza relativa.
Il Primo Ministro può porre la fiducia su un testo legislativo (art. 49.3) che si considera approvato senza voto (silenzio-assenso), a meno che non venga presentata in risposta una mozione di sfiducia che però deve raggiungere la maggioranza assoluta. Questo consente di governare ai Governi di maggioranza relativa.
Come deterrente verso le crisi vi è il potere presidenziale di scioglimento (art. 12), anch0esso senza controfirma (art. 19).
- L’applicazione delle norme nel contesto
L’ambiguità (tranne nei periodi di coabitazione, improbabile dal 2002, col quinquennato e le presidenziali che precedono le legislative) è stata sciolta a favore del Pdr perché le forze politiche candidano i loro leader per l’elezione diretta e, in seguito, la maggioranza parlamentare si modella sul Presidente.
Questo comporta che compaia un effettivo potere di revoca del Primo Ministro che non può resistere al Pdr perché altrimenti sarebbe sfiduciato dalla maggioranza.
Sulla fiducia art. 49.1 è stato battuto solo Bayrou in questa legislatura, ma è comunque usato raramente , quasi mai dai Governi di maggioranza relativaperché con esso i Sì devono comunque prevalere sui No
Sulla sfiducia 49.2 è stato battito solo Pompidou nel 1962 e poi in questa legislatura Barnier perché non è facile sommare opposizioni diverse a Governi di maggioranza assoluta, pur non essendo una mozione costruttiva
Il 49.3, classicamente usato coi Governi di maggioranza relativa. ossia tar 1988 e 1993 e dopo il 2022, in seguito agli scontri sulla riforma delle pensioni sotto il Governo Borne soffre di una certa damnatio. E’ stato oggetto di concessione (unitamente alla sospensione della riforma delle pensioni) dell’attuale Primo Ministro Lecornu, che si è impegnato a non usarlo con i socialisti in cambio della loro astensione. Resta da capire, però, come senza di esso possa approvare la legge di bilancio.
- Nonostante le norme le difficoltà di sistema
La Quinta Repubblica non si è basata solo sull’elezione diretta del Presidente, sul SUMADT (Sistema Uninominale Maggioritario A Doppio Turno) o suelle norme di razionalizzazione, ma anche su un altro fattore. La nazionalizzazione indotta dall’elezione diretta del Presidente, inserita nel 1962 e praticata dal 1965, ha indotto una trasformazione presidenzialistica dei partiti che ha consentito sia nel centrodestra con le varie trasformazioni del gollismo sia nel centrosinistra col nuovo partito socialista di stabilizzare il sistema superando bene l’alternanza e, con qualche difficoltà la coabitazione, finché quest’ultima non è praticamente soppressa nel 2002 col quinquennato e l’ordine delle elezioni basato su una precedenza delle presidenziali (riforme introdotte nel 2000).
La duplice crisi di Repubblicani e Socialisti ha polarizzato il sistema su Macron al centro e sul partito lepenista Rn sull’estrema destra con due elezioni presidenziali tra sistema e anti-sistema, con le ultime due legislative che non hanno dato maggioranze chiare e con Macron che non è riescito a strutturare un’area politica.
E’ quindi riemersa la costante tendenza alla frammentazione delle Repubbliche precedenti, non una mera parentesi, che tuttavia non troverebbe soluzione nel cambio di regole, peraltro improbabile. L’elezione presidenziale è radicata e non revocabile, il passaggio alla proporzionale moltiplicherebbe la frammentazione. La situazione potrebbe restare quindi bloccata finché non si riarticola diversamente il sistema dei partiti. E’ possibile evitare un ballottaggio presidenziale sulle estreme Mélenchon-Le Pen (o Bardella)? La crisi del macronismo potrebbe nel centrosinistra rilanciare un’area socialista rinnovata e nel centrodestra i repubblicani?
Sappiamo di non sapere. La via d’uscita comunque può essere solo politica giacché essa non avviene a causa delle regole, ma nonostante esse.
Bibliografia essenziale
S. Ceccanti” La forma di governo parlamentare in trasformazione”, Il Mulino, Bologna, 1997
S. Ceccanti, “La crisi odierna della Quinta Repubblica: qualche ipotesi sulla sua natura e sulle possibili vie d’uscita”, in Federalismi.it n. 26/2025, pp. 1/9
C. Fusaro “Le radici del semi-presidenzialiamo. Viaggio alle radici di un modello cui si garda in Italia” con scritti di R. Casella, I. Cappigi, S. Musio, Ribbettino, Soveria Mannelli, 1998
P. Lauvaux, “Le parlementarisme”, Ouf, Parism 1997
M. Morabito, “Histoire constitutionnelle de la France de 1789 à nos jours”, Lgdj, Paris, 2025
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