Intervento nella giornata per Maurizio D’Ettore

Intervento nella giornata per Maurizio D’Ettore

Con Maurizio ci siamo frequentati in modo intenso nella Commissione Affari Costituzionali della XVIII legislatura, dentro i mutamenti complessi di quei cinque anni. Siamo stati all’opposizione entrambi del Governo Conte 1, animando tra l’altro alcuni ostruzionismi notturni, siamo stati lui all’opposizione ed io in maggioranza sotto il Governo Conte 2 e alla ine entrambi in maggioranza col Governo Draghi.

In questo mutare delle collocazioni e del quadro politico bisogna dire che la Commissione Affari Costituzionali è stato sempre un luogo in cui si lavorava molto bene, con lo spirito giusto di ascolto reciproco, anche negli intervalli delle sedute e dopo la fine di esse.

Voglio qui ricordare solo due passaggi.

Il primo è quello di una delle nottate di ostruzionismo, che entrambi, ma lui meglio di me, curvava in modo un po’ goliardico. Dopo un discorso in parte veemente e in parte ironico, un esponente della maggioranza da lui criticato ebbe a dirgli fuori seduta “Ma tu ha l’ardore di criticarmi con questi tono eccessivi”, al che lui rispose: L’ardore a questa età ne ho poco, ma l’ardire, sì, quello ce l’ho”.

Il secondo è l’elezione del Presidente della Repubblica. Fuori seduta ci eravamo detto con vari membri della Commissione che occorreva trovare una soluzione dal basso anche perché quasi tutti i leaders politici per ragioni varie non stavano alla Camera. Posto che, nonostante le insistenze dei media, nessuno, ma proprio nessuno in Parlamento, voleva far esplodere il quadro politico spostando Draghi al Colle, giungemmo alla conclusione che l’unica possibilità per non dividere la maggioranza eterogenea che sosteneva il Governo Draghi e quindi per non determinarne la morte prematura fosse la rielezione di Sergio Mattarella. Lavorammo quindi in modo coordinato e preciso per far salire di votazione in votazione i suffragi su Mattarella, convincendo le persone per cerchi concentrici. Uno dei luoghi in cui maturò il gruppo trasversale che innescò l’elezione di Mattarella fu proprio la Prima Commissione della Camera.

In particolare si deve però a Maurizio l’accelerazione dell’elezione. Con tutta probabilità si sarebbe arrivati lo stesso a quell’esito, ma con qualche votazione in più.  Cose note, lo ha scritto L’Espresso in un vivace reportage leggibile qui

https://lespresso.it/c/-/2022/2/3/io-grande-elettore-vi-racconto-come-e-andata-loperazione-talpa-per-far-rieleggere-sergio-mattarella/38233

e sostanzialmente realistico.

Accadde infatti che la candidatura Casellati, dichiarata il 27 gennaio 2022, portò quasi tutto il centrosinistra a decidere subito di non partecipare a quello specifico scrutinio per dimostrare il bluff del centrodestra.  “E’ perfetto  – disse Maurizio- ci bastano ora 30 voti per Mattarella in quel voto e si dimostrerà che volendo, sommati ai consensi già maturati fuori dal centrodestra Mattarella lo eleggeremmo da soli. A quel punto i gruppi dirigenti del centrodestra si accoderanno per evitare di essere sconfitti”. Si mise quindi a convincere i parlamentari uno ad uno, oltre a quei 10-15 che aveva già convinto. Mattarella ne prese 46;in realtà fu chiaro che quelli di centrodestra erano 35 perché qualcuno non di centrodestra aveva rifiutato la scelta aventiniana. Non tutti li aveva convinti lui, ma credo che una maggioranza fossero da attribuire al suo attivismo. Il giorno dopo Mattarella veniva eletto con un consenso plebiscitario.

Penso che anche e soprattutto di questa accelerazione dobbiamo essergli grati


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